La Commissione europea propone il 45% di veicoli elettrici nelle flotte aziendali entro il 2030, ma T&E chiede il 69% per sbloccare fino a 2 milioni di auto elettriche in più sul mercato.
Nel febbraio 2026 il tema delle flotte aziendali auto elettriche è tornato al centro del dibattito europeo, tra la proposta della Commissione di dicembre 2025 e le richieste di obiettivi più ambiziosi da parte delle organizzazioni per la mobilità pulita. Le grandi imprese rappresentano appena lo 0,16% delle aziende UE, ma immatricolano circa il 37% di tutte le nuove auto: se le flotte cambiano, cambia l’intero mercato. In questo articolo analizziamo la proposta di regolamento, i dati della ricerca di Transport & Environment e cosa significa tutto questo per le aziende italiane e per il mercato dell’usato nei prossimi anni.
Cosa prevede la proposta UE sulle flotte aziendali
La Commissione europea ha proposto un obiettivo del 45% di veicoli a zero o basse emissioni nelle flotte delle grandi aziende entro il 2030, includendo anche gli ibridi plug-in.
Nel dicembre 2025, nell’ambito del cosiddetto Pacchetto Auto UE, la Commissione ha presentato una proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte delle grandi imprese. Il testo introduce obiettivi vincolanti a livello nazionale per l’acquisto di veicoli a zero e basse emissioni (fino a 50 g/km di CO2), una soglia che include gli ibridi plug-in (PHEV). L’obiettivo medio a livello UE è fissato al 45% delle nuove immatricolazioni aziendali entro il 2030. Per capire se questo basta, però, bisogna guardare i numeri da vicino.
- Il 45% come obiettivo garantirebbe ai costruttori europei solo il 37% delle vendite necessarie per rispettare i target di CO2 al 2030.
- Gli ibridi plug-in sono inclusi nel conteggio, il che riduce l’impatto reale sulla quota di auto puramente elettriche.
- In 21 dei 27 Stati membri, le aziende sarebbero già in linea o in ritardo rispetto al target proposto, senza dover fare sforzi aggiuntivi.
- Solo sei Paesi — tra cui l’Italia — dovrebbero immatricolare una quota maggiore di EV rispetto agli scenari attuali.
- La definizione di “grande azienda” è precisa: totale attivo oltre 25 mln di euro, fatturato oltre 50 mln oppure più di 250 dipendenti (almeno due criteri su tre).
Il caso Italia: sforzo minimo, risultati insufficienti
Per l’Italia il quadro è emblematico. Secondo l’analisi di Transport & Environment pubblicata a febbraio 2026, con la traiettoria definita dagli standard di CO2, le immatricolazioni di veicoli elettrici delle grandi aziende italiane al 2030 raggiungerebbero già il 36%. Passare al 45% richiede quindi uno sforzo aggiuntivo di appena due punti percentuali l’anno — un ritmo considerato insufficiente a trasformare il mercato in modo strutturale. Per avere un termine di paragone, il Belgio ha portato la quota di EV aziendali dal 9% nel 2021 al 54% nel 2025, grazie a una riforma fiscale mirata che ha eliminato progressivamente gli ammortamenti sui veicoli inquinanti.
L’obiettivo al 45% rischia di essere troppo vicino al business as usual per la maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa.
T&E: servono il 69% e niente ibridi plug-in nel conteggio
Transport & Environment propone di alzare l’obiettivo al 69% escludendo i PHEV: in questo scenario le vendite di auto elettriche aggiuntive salirebbero a quasi 2 milioni entro il 2030.
La ricerca di Transport & Environment elabora uno scenario alternativo: portare il target al 69% di veicoli esclusivamente elettrici, escludendo quindi i plug-in ibridi dal computo. Il risultato? Fino a 1,9 milioni di veicoli elettrici aggiuntivi immatricolati entro il 2030 — quasi nove volte la produzione annuale totale di auto in Italia. Con il target attuale al 45%, l’impatto scenderebbe a 1,2 milioni di veicoli in più.
- Con il 69%, la normativa coprirebbe il 57% dell’immatricolato necessario per rispettare gli obiettivi UE di riduzione delle emissioni.
- I marchi più avvantaggiati sarebbero BMW (72%), Volkswagen (61%) e Volvo (59%) in termini di quota coperta dal target.
- Il 74% dei veicoli elettrici aziendali immatricolati nell’UE nel 2025 è già prodotto in Europa: obiettivi più ambiziosi rafforzano la produzione domestica.
- Obiettivi più alti stimolano anche l’occupazione: più auto made-in-EU vendute significa più linee produttive attive sul continente.
- T&E stima che lo scenario al 69% porterebbe 21,1 milioni di EV usati sul mercato tra il 2030 e il 2035, contro i 17,5 milioni dello scenario attuale.
Perché escludere i plug-in ibridi fa la differenza
I PHEV hanno consumi reali spesso più alti di quelli dichiarati nei test omologativi, soprattutto quando la batteria non viene ricaricata regolarmente. Includerli nel conteggio delle “auto pulite” distorce il quadro reale delle emissioni. T&E sottolinea che la proposta della Commissione, applicando un “fattore di utilità” (UF) ai plug-in, ammette implicitamente questo limite. Escluderli dal target obbligherebbe le aziende a puntare direttamente sulle auto a zero emissioni — BEV in primis — accelerando la transizione in modo più pulito e verificabile.
Alzare il target al 69% ed escludere i PHEV è, secondo T&E, la differenza tra una norma che trasforma il mercato e una che lo fotografa com’è già.
Il volano del mercato dell’usato: perché le flotte contano per tutti
Le auto aziendali tornano sul mercato in 2-4 anni: obiettivi ambiziosi sulle flotte sono il modo più rapido per portare EV usati accessibili anche ai privati.
Quasi l’80% degli europei acquista auto usate. Le flotte aziendali alimentano questo mercato in modo continuativo, con periodi di possesso o leasing dei veicoli di soli 2-4 anni. Ogni auto elettrica acquistata oggi da un’azienda diventerà un’occasione accessibile per un privato tra pochi anni. Per questo T&E considera la normativa sulle flotte un “asso nella manica” dell’UE: non solo riduce le emissioni, ma democratizza l’accesso alla mobilità elettrica, allargando la platea ben oltre chi può permettersi un’auto nuova.
- Scenario ambizioso (69%): 21,1 milioni di EV usati sul mercato europeo tra 2030 e 2035.
- Scenario attuale (45%): circa 17,5 milioni, ovvero 3,6 milioni in meno disponibili per i privati.
- Il ciclo breve delle flotte (2-4 anni) significa che i veicoli immatricolati oggi entrano nel mercato dell’usato già intorno al 2028-2029.
- L’auto aziendale elettrica di seconda mano abbassa la barriera di prezzo, uno dei principali freni all’adozione privata.
- Più EV usati in circolazione aumenta anche la rete informale di esperienza d’uso, riducendo le resistenze culturali all’acquisto.
Indipendenza energetica e risparmio sistemico
La transizione delle flotte aziendali porta benefici che vanno oltre le emissioni. Come ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia, la mobilità elettrica riduce la dipendenza dall’import di petrolio — circa 250 miliardi di euro l’anno per l’UE — e limita l’esposizione alle tensioni geopolitiche sui mercati energetici globali. I veicoli elettrici, grazie alla loro maggiore efficienza, abbassano anche il fabbisogno complessivo di energia a parità di chilometri percorsi. Per le aziende con grandi flotte, questo si traduce in costi operativi più bassi nel medio termine. Se stai valutando i costi di un’auto aziendale elettrica, puoi utilizzare il nostro calcolatore del fringe benefit auto per stimare l’impatto fiscale sulla tua busta paga.
Le flotte elettriche aziendali non sono solo un obiettivo ambientale: sono un driver economico per l’industria europea e un’opportunità per i privati nel mercato dell’usato.
Conclusione: il 2026 è l’anno in cui si decide il ritmo della transizione
La proposta della Commissione europea sulle flotte aziendali è ancora in fase di discussione. Le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi — sull’obiettivo percentuale, sull’inclusione o meno dei PHEV, sulla definizione di “made-in-EU” nell’Industrial Accelerator Act — determineranno il ritmo dell’elettrificazione in tutta Europa fino al 2030 e oltre. Per le aziende italiane con flotte di una certa dimensione, monitorare queste evoluzioni normative non è più un’opzione: è parte della pianificazione strategica. Terremo aggiornata questa pagina con i prossimi sviluppi regolamentari.
Domande frequenti sulle flotte aziendali auto elettriche
Quali aziende sono coinvolte dalla normativa UE sulle flotte?
Sono coinvolte le “grandi imprese” secondo la definizione UE: aziende che soddisfano almeno due dei tre criteri seguenti — totale attivo superiore a 25 milioni di euro, fatturato netto oltre 50 milioni di euro, o più di 250 dipendenti. Secondo T&E, queste imprese rappresentano solo lo 0,16% del totale ma immatricolano circa il 37% di tutte le nuove auto nell’UE.
Cosa prevede concretamente la proposta della Commissione europea?
La proposta, presentata a dicembre 2025 nell’ambito del Pacchetto Auto UE, introduce obiettivi vincolanti a livello nazionale per l’acquisto di veicoli a zero o basse emissioni (fino a 50 g/km di CO2, inclusi i PHEV) da parte delle grandi aziende. L’obiettivo medio UE è fissato al 45% delle nuove immatricolazioni entro il 2030. La proposta prevede anche che eventuali sussidi pubblici alle auto aziendali vengano riservati ai veicoli prodotti nell’Unione Europea.
Perché T&E chiede il 69% invece del 45%?
Secondo la ricerca di Transport & Environment, il target al 45% non sarebbe sufficiente a dare un impulso reale alla domanda di veicoli elettrici. Nella maggior parte dei Paesi UE, le aziende sarebbero già in traiettoria per raggiungere quella quota senza dover cambiare i propri piani d’acquisto. Con il 69% — e l’esclusione degli ibridi plug-in dal conteggio — si genererebbero invece quasi 2 milioni di immatricolazioni elettriche aggiuntive entro il 2030, pari al 57% delle vendite necessarie ai costruttori per rispettare i target di CO2.
Come influisce l’auto aziendale elettrica sul mercato dell’usato?
Le flotte aziendali hanno cicli di rinnovo molto rapidi, tipicamente 2-4 anni. Le auto elettriche acquistate oggi dalle aziende torneranno disponibili sul mercato dell’usato entro la fine del decennio, a prezzi molto più accessibili rispetto al nuovo. Secondo le stime di T&E, lo scenario ambizioso (69%) porterebbe 21,1 milioni di EV usati sul mercato europeo tra il 2030 e il 2035, contro i 17,5 milioni dello scenario attuale — una differenza di 3,6 milioni di auto accessibili ai privati.
Come posso calcolare il fringe benefit per un’auto aziendale elettrica?
Il trattamento fiscale del fringe benefit per le auto aziendali dipende dalle emissioni del veicolo. In Italia, le auto elettriche godono di un vantaggio significativo rispetto alle termiche. Puoi calcolare l’impatto esatto sulla tua busta paga con il nostro calcolatore fringe benefit auto, aggiornato alle ultime disposizioni fiscali.
Quando entra in vigore la normativa sulle flotte aziendali UE?
La proposta di regolamento sulle flotte aziendali pulite (Clean Corporate Vehicles Regulation) era in fase di discussione al febbraio 2026. La tempistica di approvazione dipende dall’iter legislativo europeo tra Commissione, Consiglio e Parlamento. Gli obiettivi, qualora approvati nella forma attuale, avrebbero scadenza al 2030. Seguiamo l’evoluzione del dossier e aggiorneremo questo articolo a ogni sviluppo significativo.



