Mal’Aria di Città 2026 mostra che in molte città NO2 e PM10 restano critici: per chi guida contano scelte di mobilità, tragitti e tecnologia dell’auto.
Ogni anno Mal’Aria di Città di Legambiente mette nero su bianco una cosa scomoda: l’aria urbana migliora, ma non abbastanza, e le differenze tra città (e tra centraline) contano più degli slogan. Per ElettricoPerTutti il punto non è fare “allarmismo”, ma tradurre i dati in decisioni pratiche: che impatto ha il traffico su NO2 e PM10, cosa significa l’orizzonte dei limiti al 2030, e quali scelte (auto, tragitto, abitudini) riducono davvero le emissioni locali. In questa analisi trovi i messaggi chiave del report, cosa cambia per chi guida in città e dove ha senso approfondire.
Cosa dice davvero Mal’Aria di Città 2026
Il report sintetizza lo stato dell’aria urbana: NO2 (molto legato al traffico) e PM10 restano i punti più delicati, con forti differenze tra città e centraline.
La lettura utile è questa: Mal’Aria non è una “classifica per tifoserie”, ma un modo per capire dove l’aria è più sotto pressione e perché. Il report richiama i nuovi riferimenti al 2030 e mostra che, con soglie più severe, molte città sarebbero ancora lontane dall’obiettivo. Per chi guida, la conseguenza è semplice: le misure sulla mobilità (limitazioni, aree a basse emissioni, gestione dei flussi) tendono a crescere quando l’indicatore più critico resta l’NO2. E l’NO2, in ambito urbano, è spesso un “termometro” del traffico e dei motori termici, soprattutto diesel.
– NO2: indicatore molto legato alle emissioni da traffico urbano
– PM10: particolato influenzato da più fonti (traffico, riscaldamento, meteo)
– Dati “locali”: contano quartieri e centraline, non solo la media cittadina
– Orizzonte 2030: obiettivi più stringenti spingono politiche più incisive
Perché l’NO2 è il segnale più “stradale”
L’NO2 (biossido di azoto) è spesso associato alle emissioni dei motori a combustione in contesto urbano, quindi è un indicatore che “segue” il traffico più di altri. Questo non significa che l’auto elettrica risolva tutto (il particolato non è solo allo scarico), ma spiega perché molte politiche cittadine partono dal ridurre le emissioni allo scarico nei punti più congestionati. Se guidi spesso in città, il messaggio pratico è: più percorrenza urbana e più code, più l’aria locale dipende dal mix di veicoli e dalla fluidità del traffico.
Fonte esterna: Legambiente. Contesto normativo e approfondimenti: Commissione Europea – Air Quality.
Se vuoi capire dove la mobilità pesa di più sull’aria, guarda l’NO2: è il dato più “da traffico”.
I numeri da ricordare (senza farsi fregare dalle medie)
Nel report emergono casi con NO2 ancora alto e centraline con molti superamenti di PM10. Le medie cittadine possono nascondere hotspot locali.
Due cose vere nello stesso momento: (1) in molte aree si vede un miglioramento rispetto al passato, (2) alcuni punti restano critici. Mal’Aria 2026 evidenzia che, se si considerano soglie più severe al 2030, diverse città risulterebbero ancora oltre i limiti. E sul PM10 ci sono centraline urbane che continuano a registrare tanti giorni di superamento: è il classico caso in cui “la città” non è uniforme, perché traffico, riscaldamento e condizioni meteo cambiano molto da zona a zona. Per un lettore EPT l’uso dei numeri è questo: capire se il tuo uso dell’auto è in un’area “hotspot” e ragionare su alternative e ottimizzazioni.
– Occhio alle centraline: raccontano la realtà “di strada”
– Il PM10 può peggiorare in inverno (meteo + riscaldamento)
– Le politiche urbane si attivano spesso sugli hotspot, non sulle medie
– Per chi guida: tragitti, orari e tecnologia del veicolo fanno differenza
Come leggere “superamenti” e confronti tra città
Il rischio più comune è confrontare città diverse senza guardare contesto e posizionamento delle centraline. Una stazione “traffic” misura un mondo diverso da una “background”. Quindi: usa i confronti per capire la tendenza, ma prendi le decisioni guardando dove ti muovi davvero. Se vivi (o lavori) in una zona ad alta congestione, l’impatto delle emissioni locali allo scarico diventa più rilevante. E qui entrano in gioco le scelte: passaggio a veicoli meno emissivi in città, più trasporto pubblico quando possibile, e ottimizzazione delle tratte.
I dati migliori sono quelli “vicini a casa”: la centralina giusta vale più di mille medie.
Cosa cambia per chi guida in città (2026–2030)
Se l’aria resta critica, aumentano le politiche su traffico e accessi: ZTL, aree a basse emissioni, limitazioni temporanee e controlli più mirati.
Mal’Aria non “decide” le regole, ma contribuisce a creare pressione (politica e sociale) perché le città rispettino gli obiettivi. Quando gli indicatori restano alti, le amministrazioni tendono a intervenire con pacchetti di misure sulla mobilità: gestione dei flussi, riduzione della congestione e spesso restrizioni sui veicoli più emissivi allo scarico nei punti più critici. Se guidi ogni giorno, la domanda utile non è “vietano tutto?”, ma: la mia auto è adatta all’uso urbano nei prossimi anni? E posso ridurre le tratte più congestionate con alternative sensate?
– Più attenzione a diesel e veicoli più emissivi in aree urbane
– Interventi su congestione e accessi nei quartieri più critici
– Spinta su mobilità condivisa, trasporto pubblico e micromobilità
– Infrastrutture e servizi: la transizione funziona se è “facile”
Quanto impatta la scelta di un auto elettrica
Se stai valutando un cambio auto, il tema “aria in città” è uno dei pochi dove il vantaggio dell’elettrico è immediato: zero emissioni allo scarico in ambito urbano. Poi restano altri fattori (costi, ricarica, percorrenze). Per questo ha senso collegare l’analisi del report a strumenti pratici: capire come ricarichi e quanto paghi, e come funziona l’ecosistema reale delle colonnine.
Link interni (EPT): Interoperabilità alle colonnine: cosa cambia davvero e Auto elettrica o GPL: pro e contro.
Se guidi soprattutto in città, il vantaggio “aria locale” è una leva concreta, non una promessa.
Azioni pratiche: cosa puoi fare già da adesso
Le scelte più efficaci sono spesso noiose: ridurre code, ridurre km urbani inutili, e usare il veicolo giusto per lo scenario giusto.
La qualità dell’aria non migliora con una singola “soluzione magica”, ma con tante micro-decisioni che, sommate, cambiano i flussi. Per chi guida, l’azione più sottovalutata è ridurre la quota di percorrenza urbana in congestione: anche pochi km al giorno fanno una differenza enorme se li sposti in orari o percorsi meno saturi o li sostituisci con alternative. Se il tuo uso è prevalentemente urbano, ha senso scegliere un veicolo ottimizzato per la città. Se non puoi cambiare auto, puoi cambiare abitudini.
– Riduci i km urbani in ora di punta quando possibile
– Ottimizza tragitti (meno stop-and-go, meno congestione)
– Valuta alternative su tratte ripetitive (mezzi, sharing, micro)
– Se sei in fase cambio auto: considera l’uso reale (città vs extraurbano)
Se cambi una sola cosa, cambia le tratte “in coda”: è lì che la città soffre di più.
Fonti e approfondimenti
Fonte principale: Legambiente (Mal’Aria di Città 2026). Quadro e approfondimenti UE: Commissione Europea – Air Quality.
FAQ
È un rapporto che analizza la qualità dell’aria nelle città (con focus sugli inquinanti atmosferici più critici) e mette in evidenza trend, superamenti e aree dove servono interventi strutturali. Non è un “voto” alle città: è una fotografia basata su dati e soglie di riferimento, utile per capire dove la mobilità e il riscaldamento incidono di più e quali misure possono ridurre le emissioni nel quotidiano
In generale, il traffico incide sia sugli ossidi di azoto (NOx/NO2) sia sulle polveri (PM10/PM2,5). Va ricordato che una quota delle polveri non arriva dallo scarico: freni, pneumatici e risospensione stradale contano, e quindi migliorare l’aria non significa solo cambiare motore, ma anche ridurre traffico, velocità, congestione e peso medio dei veicoli.
Migliora alcuni aspetti, ma non “automaticamente” e non da solo. Un’auto elettrica elimina le emissioni allo scarico, quindi aiuta soprattutto su NOx/NO2 in ambiente urbano. Sulle polveri, invece, il beneficio dipende anche da guida, peso del veicolo e traffico complessivo: freni e gomme restano una fonte, anche se la frenata rigenerativa può ridurre l’usura dei freni. Il salto vero arriva quando, oltre alla tecnologia, cambiano anche abitudini e organizzazione della mobilità (TPL, bici, sharing, logistica).
Tre leve pratiche: ridurre i km in auto (anche solo 1–2 giorni a settimana), ottimizzare gli spostamenti (unire commissioni, evitare ore di punta) e scegliere modalità alternative quando possibile (cammino, bici, mezzi). Se serve l’auto, guida più regolare e meno aggressiva riduce consumi e polveri da freni/pneumatici. Se stai valutando un’auto elettrica, ha senso partire da autonomia reale, possibilità di ricarica e uso prevalente (città, extraurbano, autostrada).



